Homepage  |  I percorsi  |  Storia e cultura   |  Galleria foto   |  Prossimi eventi |   Contatti |    Links |  







 
ANTEPRIMA APPUNTI RICERCA STORICA

   


Tratto dal Capitolo 8 di
"Appunti per una ricerca storica sul periodo della dominazione tedesca a  Sant'Oreste"

I TEDESCHI SUL MONTE SORATTE
(Racconto di Fra' Pio - al secolo Carlo Gatti)

(.....)
In quel periodo, mentre altrove era molto diffuso il terrore per i rastrellamenti ed i saccheggi perpetrati dai Tedeschi, noi conducevamo la solita vita, fatta di preghiere e di lavoro, senza alcun timore delle sopraffazioni dei Tedeschi, poichè ci ritenevamo al sicuro nel nostro eremo. Ma la nostra vita tranquilla venne improvvisamente turbata. Una sera, verso la fine di Settembre, avevamo appena finito di cenare e ci apprestavamo a dirigerci verso la chiesa per la recita delle preghiere della sera, quando all'improvviso suonò la campanella della porta  d'ingresso. Rimanemmo tutti un pò sorpresi per l'ora insolita; infatti non era quasi mai capitato che delle persone venissero a quell'ora da noi. Don Scamozzi si rese subito conto del nostro disagio e ci disse: vado io! Era un uomo coraggioso ma si vedeva che anche lui si sentiva a disagio.
Appena ebbe aperto la porta principale del convento si vide davanti una squadra di soldati Tedeschi guidati da un sergente. Questi intimò al sacerdote: mani in alto!
Don Scamozzi, ho già detto, era un uomo coraggioso, molto bravo, ma difficilmente si abbassava di fronte ai prepotenti e rispose a testa alta: Io le mani non le alzo perché non ho niente da nascondere!
Intanto noi eravamo rimasti nel refettorio ed erano un poco in apprensione, perché non lo vedavamo tornare.
Dopo la prima reazione, Don Scamozzi dovette arrendersi di fronte alla forza dei soldati, i quali gli presentarono l'ordine del Comando Tedesco per l'occupazione del convento.
Dal refettorio sentimmo avvicinarsi i soldati, dal rumore dei loro passi nel cortile e tememmo per la nostra sorte. Appena entrati nel convento, i soldati si misero davanti alla porta ed il capo chiese a Don Scamozzi:
- Quanti siete?-
- Siamo sei religiosi dell'Opera della Divina Provvidenza di Don Orione - gli rispose il sacerdote, visibilmente seccato per i modi bruschi ed arroganti del caposquadra.
Bene - rispose questi - ora il convento lo occupiamo noi!
- A voi saranno lasciati i vostri alloggi e la cucina - concluse il sergente.
Fummo costretti ad accettare quella imposizione, presagendo chissà quante sventure ci sarebbero capitate in seguito.
Più tardi, quando restammo soli, Don Carlo ci fece delle raccomandazioni per evitare che i nostri sgraditi ospiti ci potessero fare del male.
Si stabilirono nel convento una trentina di soldati, suddivisi in tre gruppi:
- gruppo di guardia a San Silvestro;
- gruppo di radiotelegrafisti;
- gruppo della contraerea.

Il gruppo di guardia era formato da soldati, sotto la sorveglianza di un sergente. Questi alloggiavano nella saletta al piano terra, dove si trovavail camino. Essi montavano la guardia a San Silvestro, che è il punto più alto della montagna e da li potevano controllare un'ampiazona, a giro d'orizzonte.
Erano delle vedette che avevano il compito di vigilare, onde evitare il passaggio di partigiani in quel punto.
Essi erano armati con armi individuali e fucile mitragliatore. Potevano aprire il fuoco solamente contro individui sospetti che si aggirassero per quella zona, posta sotto la loro sorveglianza. Una volta aprirono il fuoco contro un aereo angloamericano che sorvolava la montagna a bassa quota, senza però riuscire a colpirlo. I soldati speravano di abbattere l'aereo per compiere un'azione meritoria che sarebbe stata compensata con una licenza premio di lunga durata. La basilica di San Silvestro non venne mai usata come rifugio in caso di mitragliamento o di intemperie. Questo gruppo di soldati fu il solo che ci diede qualche noia, a causa del loro comportamento non sempre corretto. Essi infatti, col sopraggiungere dei primi freddi, cominciarono ad accendere il fuoco nel caminetto della loro stanzetta e prendevano legna qua e là per il cortile ed anche quella che noi avevamo raccolto in autunno per l'inverno. Quando non trovavano più legna, cominciavano a prendere i pali che sorreggevano il pergolato, vecchi mobili, qualche porta e addirittura anche qualche finestra. A questo punto Don Scamozzi fece un esposto al comando per denunciare il comportamento vandalistico dei soldati del corpo di guardia. Il Comando accolse il ricorso e trasferì quei soldati, sostituendoli con altri dal comportamento più civile.
Il secondo gruppo, quello dei radiotelegrafisti, era formato da soldati molto più educati che alloggiavano al secondo piano del convento. Questi godevano di qualche piccolo privilegio rispetto ai soldati di guardia; avevano le stufe a corrente per riscaldarsi. L'energia elettrica proveniva, mediante un lungo cavo, dalle gallerie ed anche noi frati potevamo usufruirne. E credo che questo sia stato l'unico vantaggio goduto in quel tempo. La squadra dei radiotelegrafisti provvedeva a trasmettere i dati della stazione metereologica, situata nella zona detta del Calvario, proprio sopra al cortile. Io da qualche anno ero addetto al servizio in questa stazione e quando arrivarono i Tedeschi mi lasciarono questa incombenza. Comunque essi mi obbligaronoa passargli i bollettini, dispensandomi dal trasmetterli al centralino di Sant'Oreste, come avevo fatto fino ad allora. Ricordo che il primo giorno quei soldati non erano ancora pratici e mentre io ero ancora intentoa trascrivere i dati, essi mi guardavano con una certa diffidenza, con occhio un pò sospettoso, tanto che uno di essi che parlava abbastanza bene l'italiano mi disse: ma è vero quello che tu hai scritto su questo foglio? Ed io risposi seccamente - come facevo servizio per gli altri,il mio servizio è uguale anche per voi! Allora il soldato interprete, un pò mortificatomi rispose semplicemente: - Va bene! In seguito proprio per questa stazione passammo un brutto guaio.
Una sera, era inverno, alle ore undici arrivò una ispezione nel convento. Si presentò un ufficiale, seguito da quattro soldati e ci disse che doveva fare un controllo al convento. Noi rimanemmo allibiti e temevamo una brutta sorpresa, poiché l'ufficiale si mostrò particolarmente duro nei nostri confronti. Disse subito a Don Scamozzi che nel convento noi nascondevamo una radio trasmittente e che l'avessero trovata, tutti noi saremmo stati passati per le armi. Quindi l'ufficiale ordinò a Don Scamozzi di chiuderci  tutti in una cella e di accompagnarlo nella perquisizione agli ambienti del monastero. Il sacerdote con grande pazienza dovette accompagnare l'ufficiale per tutto il convento. Alla fine l'ufficiale tedesco, un pò stizzito per non aver trovato nulla, se ne andò.
Un'ora dopo la prima ispezione, verso mezzanotte, ecco di nuovo l'ufficiale che chiedeva di ripetere l'ispezione in tutte le stanze, aggiungendo che se trovava qualcosa tutti sarebbero stati messi al muro. Don Scamozzi questa volta si mostrò piuttosto seccato e disse rivolto all'ufficiale che bisognava farla finita. L'ufficiale rimase sorpreso di fronte alla dura risposta del sacerdote e si mostrò più conciliante dicendo: - Reverendo se lei mi assicura che non c'è la stazione radio, io stendo una relazione e non avrete più alcun fastidio. Don Scamozzi lo rassicurò con decisione, l'ufficiale stese la relazione, si scusò e ci rassicurò che non avremmo avuto più nessun disturbo.
Che cosa era successo effettivamente di grave, tanto da determinare quell'improvvisa ispezione in piena notte?
(.....)










           







 
 










 



 


 
 


         



























































tutte le fotografie copyright © Carlo Portone

sito ottimizzato alla risoluzione di 1024x768 pixel