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Il Giardino del Drago
(Alberto Graia - info@tenristorante.it)


Storia di un luogo e di tre Amici

Guardando dalla finestra della mia camera, il monte Soratte è protagonista incontrastato del paesaggio, in questo modo ha segnato la mia vita, questo sacro monte, che tanto ha ispirato meraviglia negli uomini che lo hanno osservato nel corso dei secoli.
Isolato sperone di calcare su un mare di tufo, era naturale per me, dopo aver conosciuto la montagna, iniziare i miei primi passi nel verticale su queste rocce, in maniera intuitiva, da autodidatta, inizialmente da solo, poi con compagni che sono prima di tutto amici.
L’amicizia, un elemento fondamentale nella storia di questo luogo, un’amicizia ventennale che mi lega a Gianni e Tonino, la storia del Drago è segnata anche dai loro passi.

Fine anni settanta, inizia allora, la storia del Drago, le nostre esplorazioni, ci fanno scoprire questa magnifica roccia, stupendo monolito in un caos di rocce e alberi.
Erano periodi di cambiamento, le prime scarpette, la nuova ideologia del Nuovo Mattino stava cambiando il modo di arrampicare, e noi eravamo, anche se in maniera lontana, coinvolti.
Inesperti, giovani, muniti di attrezzatura a dir poco rudimentale, i nostri primi assalti, erano naturalmente portati calandosi dall’alto, cercando di salire una parete che ci sembrava impossibile. Ricordo, che i primi tentativi di dare un grado alla via ci faceva dire con una sorta di reverenza che forse era un 5° grado, tanto ci sembrava difficile ( attualmente questa via “la via degli sposini” ha un grado 6A), sicuramente è una via che se fosse nata su altre pareti, avrebbe avuto fama maggiore.
Giorni grandi, dove tutto era novità e per noi, avventura, c’era tutto un mondo solo per noi, nessuno aveva interesse per quei quattro sassi, liberi di fare o disfare, senza recare disturbo o entrare in conflitto con altri. Giorni, che hanno cementato la nostra amicizia, percorrendo in lungo e largo il monte.
Dopo qualche anno, passati vagabondando tra le rocce di altri luoghi, Il grande passo era vicino.

1985 convolai a giuste nozze e i miei due amici mi fecero un regalo splendido, con coraggio e ardimento, Gianni e Tonino, aprirono dal basso con tecniche alpine la “via degli sposini”.
Il Drago, ci ha permesso così di penetrare i suoi segreti, le sue linee diventano per noi un bellissimo terreno per affinare le nostre ancora rudimentali tecniche.
Non passavamo le nostre giornate solo sul Soratte, un altro luogo per noi formativo è stata la palestra storica dei Romani il Monte Morra.
Un luogo, allora unico e irripetibile, le vie tutte attrezzate in maniera tradizionale con chiodi distanti e spesso insicuri, per noi fu una grande scuola, che ancora oggi ci aiuta quando affrontiamo pareti meno protette, e più impegnative.
Vie come la “Gigi”, la “Marino”, la “Marco”, la “Zapparoli”, la “Dado”, e tante altre, hanno segnato un meraviglioso mondo, fatto di scoperte e di lunghe giornate, immersi in una natura splendida.
Un modo di arrampicare oggi, quasi dimenticato dalla maggior parte delle nuove generazioni, ma che dona una sensibilità maggiore, obbligandoti a ragionare, con maggiore consapevolezza, non una linea di spit da seguire, ma un’idea, segnata da un ramo, da una fessura, ricercare, osservare, con tempi sicuramente più lenti, ma con una maggiore attenzione al paesaggio. Il solo fatto di uscire, di salire fino alla fine, per me rimane ancora l’essenza dell’arrampicare, uscire fuori, certo seguendo una linea, ma uscire, fermarsi, preparare la sosta per il compagno che sopraggiunge.
Il Morra una palestra che oggi fa “inorridire” per la sua attrezzatura, dove sono nati la maggior parte degli alpinisti romani, dai meno noti ai più conosciuti, un luogo che nella logica del moderno non fa tendenza, e forse proprio per questo lo amo ancora e qualche volta, con nostalgia, ritorno a percorrere quelle linee, a sentire quel profumo, a cercare quella luce, troppi incontri, troppi insegnamenti, troppi ricordi mi legano al Morra, e per questo rimarrà per sempre nel mio cuore
.
Torniamo al Soratte e alla sua breve ma intensa storia.

Passano diversi anni, dove per vari motivi il nostro sodalizio si rompe, Gianni e Tonino presi da altri interessi abbandonano l’arrampicata. Io continuo il mio viaggio nel mondo del verticale, esperienze e compagni nuovi in giro per l’Italia e l’Europa, mi aiutano a crearmi una nuova maturità tecnica.
Il Drago, sempre presente lo frequento da solo, o con amici occasionali, alcuni, per un certo periodo diventarono veri e propri compagni di cordata.
Aldo, fu quello che in quegli anni partecipò fisicamente ed emotivamente in maniera più intensa. Con lui, magnifiche avventure, ci portarono a percorrere diversi luoghi lontani dal Drago. Ma il Drago è un poco come un rifugio una piccola casa dove di tanto in tanto ritornare, fine anni ottanta, da solo inizio la chiodatura delle vie del Drago, nascono cosi le tre vie che oggi conosciamo.

Da sinistra verso destra “la via degli sposini”, “la via del Drago”, “Parsifal”.

Dicembre 1991, Gennaio 1992, dopo tante indecisioni inizio ad attrezzare il Giardino del Drago, l’idea nasce dopo aver salito quella che diventerà “Siddharta”, con dei nut, (sistemi di assicurazione ad incastro).
Le indecisioni che avevo, erano di ordine etico, io nel giardino mi sento un ospite, gradito, ma sempre un ospite, e come tale cerco di vivere questo luogo in punta di piedi in silenzio e discrezione.
Insieme con il compagno di allora, Paolo, inizio il lavoro che vedrà nascere cinque vie: “Arrugginante”, “Siddharta”, “Lo spigolaccio”, “La Via di Mezzo”, “l’Albero Azzurro”.

1 il Gabbiano
2 Arrugginante
3 Siddharta
4 Spigolaccio
5 La Via di Mezzo
6 Pensiero Verticale
7 Niente sesso siamo Climber
8 L’Albero Azzurro


Alcune vie come “il Gabbiano”, creata da Gianni e Tonino e “Niente sesso” fatta da Alberto, Gianni e Tonino sono creazioni molto più recenti, 1998/99.
Il giardino è un luogo incantevole, dove passare giornate in un ambiente rilassante, certo ora dopo l’uscita di alcune guide, che riportano la descrizione di questa piccola falesia, la quiete un poco ne ha risentito, ma il fascino è ancora forte.
Il silenzio, la quiete, sono ancora protagonisti, i pochi affezionati frequentatori fanno della discrezione, uno stile, un modo di essere.

Dicembre 1995, il Drago ci regala un nuovo giocattolo, nasce “la Parete dell’ultimo sole” che vede il concorso di tutti, un gruppo di amici riunito per quell’occasione, Aldo, Gianni, Tonino, Sergio, Francesco e Io naturalmente.
Tre vie: “Passaggio a NW”, “Urlando contro il Cielo”, e “I 7 Nani”. A onore della cronaca, questa parete molti anni prima aveva visto all’opera insieme con me Tonino per dei tentativi, poi abbandonati, i tempi non erano ancora maturi.

1996 un anno difficile, sul diario scrivo “1996, un’anno di Vuoto”, ma succede qualcosa,
fine 96 la cordata storica si ricompone, Gianni e Tonino iniziano un nuovo cammino sulla verticale
.

Esci una sera sotto un vasto cielo
stellato, alza gli occhi a quei milioni
di mondi sopra la tua testa.
Guarda la via lattea.
In quell’infinità, la Terra si dissolve,
sparisce e con essa sparisci anche tu.
Dove sei? Chi sei? Cosa vuoi?
Dove vuoi andare?
Ti attende un viaggio lungo e difficile
E non sai se potrai riposare.
Ricordati dove sei e perché sei li.
Non avere troppa cura di te,
e rammenta che nessuno sforzo
viene fatto invano.
E adesso sei pronto a metterti in cammino.?

G.I.Gurdjeff

Perché questo scritto di un grande Maestro, la prima volta che ho letto quelle righe subito mi hanno dato il senso delle attese, dei desideri, dello smarrimento dell’uomo di fronte a se stesso, e di fronte alla magnificenza della natura, come uno specchio, l’universo mi serve a guardarmi dentro e cosi anche la roccia e cosi anche l’AMICIZIA.

Tutto questo era nato come una relazione per il sito di Avventura Soratte, ma come altre volte la mano scrive di noi, le strutture, le associazioni, non mi hanno mai interessato, mi interessano le storie, le vicende di uomini che si incontrano e si osservano, comunicandosi sensazioni, idee, sogni, illusioni, l’affannosa ricerca di un senso delle cose mi segue ad ogni passo che faccio, anche il nostro piccolo regno, quello del Drago mi aiuta in questo, e anche questo luogo sta cambiando, logica conseguenza del mistero del divenire, tutto cambia, tutto si trasforma, molto è dimenticato, alcune cose ritornano. Quel magico segno che da molto tempo mi accompagna, OUROBOUROS “il Drago che si morde la coda” è il logico senso di quello che osservo.
L’Uomo e fatto di cellule, ma ancor più di storie, di memoria, di simboli, di Alchimie, di nebbie che a volte si diradano per ingannarci e in quel diradarsi, spaventato, alcune volte, forse più lucido o più pazzo vedo l’immensa solitudine dell’uomo, che costruendo immensi castelli di sabbia, tenta di darsi risposte o più semplicemente di nascondere l’immensa paura del nulla.

Il Drago continua ad accompagnarmi, è diventato parte di me, altri luoghi mi hanno visto passare, in Italia e in Europa, ma il mio cuore rimane legato a questo luogo e a questo monte.

Un pensiero a Marcello amico e compagno di scalate, morto tragicamente in montagna.

Alberto Graia
info@tenristorante.it